Come gestire il downtime pianificato di un sito

31 gennaio 2011 - ore 11:30

Livello Webmaster: da Intermedia ad Avanzato

Ogni tanto ci viene chiesto se la visibilità di un sito nei risultati di ricerca di Google possa essere influenzata negativamente qualora il sito risulti inaccessibile al passaggio di Googlebot.
A volte il downtime è inevitabile: un webmaster può decidere di disabilitare un sito a causa di lavori di manutenzione in corso o questioni che riguardano la sfera legale o culturale. Le interruzioni che non sono chiaramente segnalate come tali, tuttavia, possono peggiorare la reputazione di un sito. Anche se non possiamo garantire alcuna scansione, indicizzazione o posizionamento, esistono comunque metodi per gestire il downtime pianificato di un sito web in modo tale che, in linea di massima, non influiscano negativamente sulla visibilità nei risultati di ricerca.

Per esempio quando una pagina viene richiesta, invece di utilizzare un codice
HTTP 404 (Not Found) o mostrare una pagina di errore con codice di stato 200 (OK), è meglio utilizzare un codice HTTP 503 (Service Unavailable) che indichi ai crawler dei motori di ricerca che il downtime è temporaneo. Inoltre, questo permette ai webmaster di fornire sia ai visitatori che ai bot una stima temporanea su quando il sito sarà nuovamente funzionante. Se nota, la durata del downtime può essere specificata in secondi o in relazione alla data e all’ora stimati per il completamento, grazia ad un'intestazione opzionale di Retry-After, che Googlebot può usare per determinare quando scansionare di nuovo l’URL.

Ritornare un codice HTTP 503 può essere un’ottima soluzione anche per altre situazioni. Incontriamo parecchi problemi con siti che utilizzano il codice 200 (OK) per errori del server, downtime, superamento di banda o al posto di “Under Construction”. Il codice HTTP 503 è la soluzione adeguata per tutti questi casi. Per quanto riguarda il downtime del server per manutenzione hardware, è una buona idea disporre di un server separato in grado di utilizzare il codice HTTP 503. E' importante, tuttavia, evitare di trattare il 503 come una soluzione permanente: 503 prolungati possono essere visti come un segno che il server è inaccessibile in modo permanente e ciò può portare alla rimozione degli URL dall’indice di Google.

header('HTTP/1.1 503 Service Temporarily Unavailable');
header('Retry-After: Sat, 8 Oct 2011 18:27:00 GMT');

Se utilizzate un codice 503 (Service Unavailable) e PHP, l'informazione nella header potrebbe apparire come questa.

In modo simile a ciò che è stato detto nell'articolo "Creazione di pagine 404 utili", è una buona idea fornire un messaggio 503 personalizzato, che spieghi la situazione agli utenti e li informi riguardo alla data in cui il sito sarà nuovamente disponibile. Per ulteriori informazioni riguardo i codici di risposta HTTP potete consultare RFC 2616.

Scritto da: Tomer Honen e Kaspar Szymanski, Search Quality Team, Dublin

Online gli archivi del memoriale Yad Vashem delle vittime dell’olocausto

27 gennaio 2011 - ore 18:08


In onore della Giornata Internazionale di Commemorazione delle Vittime dell’Olocausto istituita dalle Nazioni Unite, abbiamo lavorato assieme a Yad Vashem, il centro dedicato alle vittime ed ai sopravvissuti al’Olocausto con sede a Gerusalemme, per portare online la sua collezione di fotografie e documenti storici.
Questo progetto nasce dalla visita fatta da Jonathan Rosenberg a Yad Vashem tre anni fa, in occasione di un viaggio a Gerusalemme. Colpito dal fatto che un archivio di documenti storici così grande fosse ospitato in un solo luogo fisico, si attivò perché Google potesse dare un contributo importante nel dare maggiore visibilità a queste informazioni. Ispirati da questa sfida, alcuni di noi cominciarono a lavorare assieme a Yad Vashem utilizzando il proprio “20% time”, fino a trasformare questo sforzo in un autentico progetto, prima con la creazione di un Canale YouTube nel 2008 e, oggi, con questo sito degli archivi.

All’interno dell’archivio troverete oltre 130.000 immagini in alta risoluzione. Potete effettuare una ricerca utilizzando il motore di ricerca interno al sito degli archivi di Yad Vashem. Utilizzando un sistema di riconoscimento o
ttico dei caratteri (OCR), inoltre, siamo riusciti a trascrivere il testo disponibile su molte immagini, rendendole ancora più reperibili sul web. Questo significa che se state cercando il nome di un familiare che ha vissuto l’Olocausto, potreste trovare il link ad un immagine disponibile sul sito di Yad Vashem.

Per sperimentare in prima persona il funzionamento del nuovo archivio, provate a cercare le parole [rena weiser], il nome di una rifugiata ebrea. Troverete un link al visto che le è stato rilasciato dal Consolato Cileno in Francia. La tecnologia OCR ha permesso a coloro che stavano cercando questa fotografia di reperirla.
Yad Vashem incoraggia i propri visitatori ad aggiungere storie personali sulle immagini che hanno un significato particolare per loro nella sezione “condividi i tuoi pensieri” sotto ad ogni documento. Doron Avni, uno dei nostri colleghi a Google, ha già caricato una storia. Ha trovato una fotografia di suo nonno fatta subito dopo il suo rilascio da una prigione nazista. Suo nonno aveva giurato che se fosse sopravvissuto, si sarebbe fatto immediatamente fare una foto in memoria della sua esperienza nell’Olocausto. Cucì la fotografia nel risvolto del suo cappotto, non sapendo che questa azione gli avrebbe salvato la vita. Dopo essersi nascosto per un anno nella foresta, i soldati Russi lo scambiarono per un nemico tedesco, liberandolo solo dopo aver visto la sua fotografia.
La collaborazione con Yad Vashem fa parte di uno sforzo più ampio volto a portare importanti documenti storici e culturali online. Siamo già stati coinvolti in analoghi progetti di digitalizzazione in passato, che hanno riguardato le principali biblioteche europee, le collezioni del Museo del Prado a Madrid, o ancora l’archivio fotografico LIFE. Incoraggiamo gli organismi interessati a collaborare con noi su questi progetti di archiviazione ad inserire i loro dati in questo formulario.

Siamo orgogliosi di poter lanciare oggi questo importante archivio, che permetterà alle persone di scoprire immagini che fanno parte del loro patrimonio, e aiuterà gli utenti di tutto il mondo ad eseguire delle ricerche sull’Olocausto.

Eyal Fink, Software Engineer e da Yossi Matias, Responsabile del Centro l R&D di Israele

Suggerimenti per la creazione di schede per attività commerciali con Google Places

21 gennaio 2011 - ore 10:06

Siete curiosi di sapere per quali attività commerciali è possibile creare schede gratuite da visualizzare su Google e Google Maps? In questo secondo post dedicato alle schede di attività commerciali, vi aiuteremo a stabilire se Google Places è la soluzione adatta per la vostra attività.

Attività commerciali e modelli aziendali adatti a Google Places

Lo scopo di Google Places è facilitare l'interazione dei clienti con le attività commerciali e i fornitori di servizi con sede fisica. Di conseguenza, il proprietario o il dipendente di un'attività commerciale ufficialmente autorizzato a rappresentare la sede specifica dell'attività deve disporre di un indirizzo fisico per rispettare le nostre linee guida sulla qualità. Se esiste un indirizzo fisico (che generalmente comprende la via e il numero civico) significa che l'attività commerciale ha una sede presso la quale i potenziali clienti o partner commerciali possono recarsi, nonché un numero di telefono specifico della sede a cui è possibile essere contattati durante l'orario di lavoro. Se inserite l'indirizzo fisico nella scheda gratuita della vostra attività commerciale i clienti possono sapere dove trovarvi.


Attività commerciali non adatte a Google Places

Ecco alcuni esempi di tipi di attività commerciali che al momento non sono idonee per l'utilizzo di Google Places:

- Negozi sul Web che operano esclusivamente online e non hanno locali per accogliere i visitatori o per l'interazione diretta con i clienti.
- Attività commerciali senza reali sedi fisiche (il vostro salotto, il campo d'aviazione in cui tenete lezioni di parapendio o il fiume in cui hanno inizio le vostre escursioni in rafting non vengono considerati sedi di attività commerciali).

- Aziende senza sedi stabili come la bancarella di un contadino, il chiosco di un venditore di panini o un concerto tenuto presso un bar locale.

- Agenzie immobiliari senza ufficio centrale che tentano di pubblicizzare appartamenti in cui non è possibile contattare nessuno di persona o per telefono.

Per attività simili, anziché comparire nei risultati di ricerca di Google e di Google Maps associati a una sede fisica, esistono altri strumenti online che potrebbero essere più adatti alle vostre esigenze. Una soluzione consiste nel pubblicizzare e far conoscere gli articoli o i servizi offerti dall'attività utilizzando
Google AdWords. Questo programma efficace in termini di costi vi consente di far conoscere la vostra attività, il vostro sito web o evento tramite campagne pubblicitarie online e non è necessario avere l'indirizzo di una sede fisica.

Come creare una scheda gratuita se siete idonei

Se rappresentate un'attività commerciale con sede fisica aperta ai clienti dotata di personale disponibile di persona e per telefono durante il normale ora
rio di apertura, vi invitiamo a creare una scheda gratuita eseguendo l'accesso a Google Places qui. Ad esempio, un'agenzia immobiliare con un ufficio aziendale può aggiungere i servizi offerti, gli appartamenti che vende e così via nel campo della descrizione della scheda.

Assicuratevi di creare una sola scheda per ogni sede fisica e di creare le schedesoltanto per le sedi effettive della vostra attività . Ad esempio, se gestite un servizio di DJ e il vostro ufficio si trova a 41 Broadway a New York, dovreste aggiungere soltanto questa sede in Google Places, anche se prestate il servizio anche a 32 Main Street e 14 Smith Street.

Come indicare le aree coperte dal servizio


Per le attività commerciali che hanno una sede fisica ma che offrono i propri servizi anche altrove, ad esempio le attività sopraindicate, i fabbri, i servizi di traduzione, le pizzerie con consegna a domicilio, servizi di pulizia e simili, potete utilizzare la funzione "Aree di servizio" nel vostro account Google Places. Se indicate un'area coperta dal servizio potete far conoscere ai potenziali clienti tutti i luoghi in cui potete prestare il servizio.
Per le attività per cui è necessario spostarsi per incontrare i clienti è possibile definire una distanza dalla sede principale coperta dal servizio o selezionare zone specifiche. Se la sede principale è la vostra abitazione e la utilizzate soltanto per ricevere posta e chiamate di lavoro, potete anche nascondere il relativo indirizzo e visualizzare soltanto l'area in cui prestate servizio. Alcuni esempi sono le baby-sitter, i DJ, i servizi di pulizie domestiche o di riparazione IT. Potete trovare istruzioni dettagliate sull'impostazione di questa funzione nel nostro Centro assistenza.

Le agenzie di taxi e i corrieri espressi sono esempi particolarmente validi per l'utilizzo della funzione Aree di servizio. Offrono un servizio "mobile", pertanto non devono essere associati a sedi stabili su Google Maps. Anche se spesso è possibile trovare i taxi davanti a stazioni ferroviarie o aeroporti, questi luoghi non sono sedi di proprietà dell'attività commerciale. La funzione delle aree coperte dal servizio consente ai tassisti di indicare la zona in cui prestano servizio. Se i tassisti sono coordinati da una centrale operativa, è possibile indicare tale centrale come sede fisica; in caso contrario l'indirizzo dovrebbe essere nascosto.

Come verificare una scheda

Per poter visualizzare la scheda gratuita delle vostre attività commerciali su Google e Google Maps, dovete verificare l'attività utilizzando Google Places. Durante questa semplice procedura viene fornito un codice di verifica tramite posta ordinaria, chiamata automatica o messaggio di testo. Il numero di telefono utilizzato per questa procedura verrà visualizzato nella vostra scheda, quindi assicuratevi che consenta di chiamare la vostra azienda.

Ci auguriamo che queste informazioni chiariscano meglio le nostre
linee guida sulla qualità di Google Places relative all'impostazione di una scheda di attività commerciale gratuita. Per ulteriori domande sui tipi di attività commerciali idonee all'inserimento in Google Places, visitate il nostro Forum di assistenza di Google Places.

Fare marketing in Google

20 gennaio 2011 - ore 10:48

Quando si pensa a Google vengono in mente tecnologia, innovazione, ricerca.
Il marketing può non essere il primo pensiero da associare ad un’azienda online, tuttavia fare marketing in Google è a mio avviso un'attività estremamente stimolante per chi opera in questo mercato.
Fare marketing in Google vuol dire offrire agli utenti prodotti sempre innovativi (basti pensare a Chrome, GMail, Android ecc.), creare partnership con grandi istituzioni come il Festival del Cinema di Venezia. Vuol dire essere creativi per trovare nuove modalità di engagement ma anche analizzare il ROI delle campagne per ottimizzare gli investimenti. Vuol dire aiutare le PMI italiane ad andare online ed espandere il proprio business ma anche interfacciarsi con le più grandi aziende e agenzie in Italia per creare progetti congiunti. Vuol dire comprendere il consumatore, sia esso un utente o un’azienda e creare piani e strategie sempre nuovi per raggiungerlo.

Ecco allora 5 nuove opportunità per entrare a far parte del marketing di Google Italy:

Ricostruendo l’Aquila in 3D su Google Earth

13 gennaio 2011 - ore 10:44


Il 6 Aprile 2009 un forte sisma ha colpito la città dell’Aquila. 308 persone sono morte e la maggior parte degli edifici della città sono stati danneggiati o distrutti.
Circa sei mesi fa ho ricevuto un’email da un architetto Inglese,
Barnaby Gunning, che mi proponeva un ambizioso progetto: usare Google SketchUp per costruire un modello digitale e tridimensionale dell’Aquila, così come è adesso, per favorire e ispirare la discussione a proposito della ricostruzione. Barnaby aveva già creato un sito, chiamato Comefacciamo per raccogliere e coordinare i volontari.
Barnaby mi aveva contattato, essendo io un ingegnere informatico che lavora su SketchUp e nato e cresciuto in Italia, per venire in Italia a fare dei seminari sulla modellazione in 3D usando SketchUp.La sua offerta era molto invitante. Mi offriva l’occasione di ritornare in Patria, fare delle lezioni sul programma su cui lavoro e partecipare ad un progetto per fornire nuovi impulsi alla ricostruzione dell’Aquila. Durante i mesi di settembre e ottobre 2010 ho fatto 6 seminari di un giorno a più di 150 volontari in totale, presso la facoltà di Scienze dell'Università dell’Aquila.
Insegnare in Italiano si è dimostrato un compito più difficile di quello che pensassi, svariati nomi degli strumenti non m
i venivano proprio in mente, continuavo a riferirmi allo strumento con parole come "Spingi/Tira" pensando al corrispettivo inglese "Push/Pull" e a chiamare la "Barra Strumenti" "Toolbar". Ma a parte queste difficoltà lingustiche, i volontari si sono dimostrati attenti, interessati e determinati ad avere un ruolo nella ricostruzione, seppur virtuale, della loro amata città.
Questo ambizioso progetto è adesso nella fase di modellazione. Molti modelli creati da volontari sono stati già approvati in Google Earth e sono visibili nel vostro browser. Inoltre, chiunque può prendere parte al progetto di modellazione della città dell’Aquila in 3D, dovunque siate. Abbiamo aggiunto L’Aquila ai luoghi che possono essere modellati usando Google Building Maker, che non richiede nessuna precendente esperienza di modellazione 3D. Se poi vi interessa andare un po’ più a fondo con la modellazione, potete usare SketchUp in congiunzione con la miriade di foto e altre informazioni disponibili sul sito di Barnaby.

I miei pochi giorni a L'Aquila si sono dimostrati un’esperienza fantastica. Ho avuto l’occasione di incontrare moltissime persone entusiaste per questo progetto e disponibili a sacrificare il loro weekend per imparare a modellare e per costruire una memoria fotografica dell’attuale situazione della città. Il tempo trascorso con queste persone mi ha dato prova dell'amore dell'amore che nutrono per la loro città - un amore che ho avuto l’opportunità di condividere. Mi considero fortunato per aver potuto partecipare a questo importante progetto e spero che quante più persone decidano di contribuire alla modellazione della città in 3D.

Sarò di nuovo all'Aquila il fine settimana del 22 e 23 gennaio, per un week-end di formazione dedicato, questa volta, a Google Building Maker, sempre a sostegno del progetto di modellazione 3D della città. Il corso è gratuito e aperto a tutti, occorre solo iscriversi compilando l'apposito form sul sito Come Facciamo.

Vi aspetto a partire dalle 09.30 presso il laboratorio VillePlus dell'Università dell'Aquila, Facoltà di Scienze - Università Degli Studi dell'Aquila, Via Vetoio, Coppito (L'Aquila).

A presto!

Google e la sicurezza online per le famiglie

12 gennaio 2011 - ore 19:04

Far sì che i nostri figli navighino in Internet in sicurezza è molto simile ad insegnare loro a navigare la complessità del mondo reale. Ci sono situazioni nel mondo reale in cui non lascereste i vostri figli da soli e lo stesso vale per l’online. Ma se quasi tutti si ricordano che è stato loro insegnato come attraversare la strada, oppure di non parlare con gli estranei, probabilmente a nessuno di noi è stato insegnato quali e quante informazioni personali condividere online, oppure come fronteggiare dei cyberbulli.

A mano a mano i ragazzi raggiungono un’età nella quale l’alfabetizzazione digitale è essenziale, è sempre più importante assicurarsi che sviluppino comportamenti online sani, sicuri e responsabili. Quindi non stupisce che genitori ed insegnanti sentano la necessità di sapere meglio come aiutare i ragazzi ad utilizzare Internet in modo sicuro e responsabile.
Proprio per rispondere a questa esigenza, abbiamo realizzato due progetti: l’iniziativa Non perdere la bussola, in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni e con il sostegno del Ministro della Gioventù, e il nostro nuovo Centro per la sicurezza online della famiglia.

Non perdere la bussola lo abbiamo presentato ieri a Roma alla presenza del Ministro dell’Interno Roberto Maroni e del Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, del Prefetto Oscar Fiorilli della Polizia di Stato e di Antonio Apruzzese, Direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni.
Attraverso questa iniziativa, gli agenti della polizia delle comunicazioni si recano nelle scuole che ne fanno richiesta e formano i ragazzi su temi legati all’uso sicuro e responsabile della rete.

Durante la prima edizione, lo scorso anno, sono stati 180.000 i ragazzi che hanno seguito i corsi. E da quest’anno le scuole potranno chiedere di organizzare anche incontri per la formazione dei genitori.

Il Centro per la sicurezza online della famiglia, invece, è una risorsa online a disposizione di chiunque sia interessato al tema di un uso sicuro e responsabile delle tecnologie e raccoglie suggerimenti di importanti associazioni, consigli e spunti offerti dai genitori (Googlers, ma non solo) per i genitori, così come informazioni su come usare gli strumenti di sicurezza che abbiamo sviluppato per i prodotti Google.

Per rispondere ad alcune delle domande più complesse, come per esempio quelle legate ai contenuti inappropriati o all’incontro online con estranei, ci siamo rivolti a degli esperti: organizzazioni che ogni giorno promuovono la sicurezza dei ragazzi e l’alfabetizzazione digitale, quali Save the Children, Telefono Azzurro e Terre des Hommes.

Il nuovo Centro per la sicurezza online della famiglia offre inoltre informazioni pratiche su come utilizzare gli strumenti di sicurezza incorporati nei nostri progetti, quali SafeSearch e la Modalità di protezione di YouTube, che possono aiutare a controllare i contenuti che i ragazzi possono trovarsi davanti. I controlli della condivisione dei contenuti in YouTube, Picasa, Blogger e altri prodotti assicurano che i vostri video, le foto o i blog siano condivisi solo con le persone giuste. E, in risposta a una richiesta che abbiamo ricevuto in più occasioni, abbiamo aggiunto una sezione su come gestire le funzioni di geolocalizzazione su dispositivi mobili.

La vita in un giorno al Sundance Film Festival

07 gennaio 2011 - ore 10:00

Era lo scorso luglio quando abbiamo annunciato assieme al regista, vincitore dell'Academy Award, Kevin Macdonald il primo esperimento di film sociale attraverso YouTube. La sfida? raccogliere in video la vita di un giorno, il 24 luglio.

La community di YouTube ha partecipato attivamente al progetto in tutto il mondo, caricando 4500 ore di video, provenienti da 197 paesi. Il regista e la produzione hanno impiegato intere settimane per estrarre da questa incredibile mole di testimonianze 331 clip, selezionate per realizzare un documentario di 90 minuti, unico nel suo genere.

Life in A Day, sarà presentato in anteprima mondiale al prossimo Sundance Film Festival, giovedì 27 gennaio. Sarà inoltre possibile seguire la proiezione in streming sul canale YouTube: youtube.com/lifeinaday sia il giorno della presentazione, sia il giorno seguente, 28 gennaio alle 19.00 (ora italiana).

Sono in tutto 26 gli utenti, nominati ufficialmente co-registi, i cui video hanno contribuito alla realizzazione di questo documentario. Vedremo immagini provenienti da realtà molto diverse tra loro: un uomo Coreano che ha girato il mondo in bicicletta per 9 anni, una giovane madre in lotta contro il cancro, un lustrascarpe peruviano e molto altro. Realtà diverse ma pur sempre parte di una stessa umanità che ha vissuto e documentato quel 24 luglio che ha segnato la storia del cinema.