24 febbraio 2010 - ore 11:39
A fine 2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della Polizia. Abbiamo inoltre collaborato con la polizia locale per l'identificazione della persona che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di classe coinvolti. In casi come questo, rari ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire.
In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google - David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l'azienda nel 2008) - con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell'esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.
Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato tre dei nostri quattro colleghi - David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes - per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti. Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente dal momento che i nostri colleghi non hanno niente a che fare con il video in questione. Riteniamo, anzi, che durante l'intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.
C'è un'altra importante ragione, però, per la quale siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione, che condividiamo, è che questo meccanismo di "segnalazione e rimozione" avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme - ogni singolo testo, foto, file o video - il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.
Si tratta di questioni di principio importanti, ed è per questa ragione che continueremo a sostenere i nostri colleghi in tutto il percorso dell'appello.
In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google - David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l'azienda nel 2008) - con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell'esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.
Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato tre dei nostri quattro colleghi - David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes - per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti. Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente dal momento che i nostri colleghi non hanno niente a che fare con il video in questione. Riteniamo, anzi, che durante l'intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.
C'è un'altra importante ragione, però, per la quale siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione, che condividiamo, è che questo meccanismo di "segnalazione e rimozione" avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme - ogni singolo testo, foto, file o video - il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.
Si tratta di questioni di principio importanti, ed è per questa ragione che continueremo a sostenere i nostri colleghi in tutto il percorso dell'appello.


56 comments:
SENZA PAROLE...
(Siamo in Italia no?!...) E con la classe politica che ci governa, non mi fa così strano che colepevolizzino persone che alla fine non c'entrano o comunque c'entrano molto poco, mentre chi invece ha molte responsabilità E SBAGLIA, la passa sempre liscia...
A mio parere in appello vincerete! Non ha senso!
Decisione assurda.
Spero che alla fine arrivi la piena assoluzione, ne vale della libertà di tutti i netizen.
No, non e' assurda; secondo me era prevedibile, anzi, lo avevo previsto http://is.gd/944et (e probabilmente non e' nemmeno sbagliata).
Piuttosto, Marco, se Google vuole fare trasparenza, perche' non pubblichi tutte le carte processuali ?
IMHO non e' bene ritenere che ogni cosa dica un giudice, solo per il fatto di coinvolgere Internet, e' sbagliata a priori.
Entriamo nel merito, vediamo le carte processuali, prima di sentenziare contro i giudici sulla base di opinioni o di informazioni parziali. No ?
è pazzesco. siamo pronti a seguirvi con una class action.
lilo
strategist PR2.0 @partito-pirata.it
se qualcuno di voi volesse entrare nella nostra mailing list (open a tutti) ne saremmo davvero felici.
qui le info:
To subscribe or unsubscribe via the World Wide Web, visit
http://ml.partito-pirata.it/cgi-bin/mailman/listinfo/open
or, via email, send a message with subject or body 'help' to
open-request@ml.partito-pirata.it
Io sarei molto curioso di leggere la sentenza ... così mi sembra una cosa troppo assurda per essere vera ...
COnfermo anch'Io che sarebbe molto interessante poter visionare gli atti giudiziari.
Per quanto le leggi italiane siano spesso farlocche e vetuste i giudici, in genere, hanno il cervello acceso quando emettono una sentenza... in genere.
--
LordMax
certo che se google funzionasse anche con Opera sarebbe meglio per tutti.
Nessun dubbio sulla mia più totale vicinanza ai lavoratori (dipendenti, dirigenti, non mi è ancora chiaro il loro ruolo) ingiustamente accusati. Ritengo, però, che questa è la ovvia conseguenza del non essere stati al fianco di tutti quelli che sono stati nella stessa situazione prima di google fino ad oggi.
I dirigenti responsabili di Google sarebbero potuti intervenire con campagne di solidarietà quando sono stati arrestati e accusati di cose identiche gli amministratori di colombo-bt.org, o quando è stata oscurata la baia mesi fa e di nuovo pochi giorni fa.
Qual è l'opinione di google su questi fatti precedenti?
Non si può pretendere che queste cose trovino il silenzio/assenzio quando succedono a chiunque altro e poi fare discorsi indignati quando intaccano il proprio personale interesse.
Google deve necessariamente portare avanti una battaglia complessiva per la libertà della rete, non per la libertà delle piattaforme di google.
In questo post non si accenna a nessuno degli altri soprusi che sono avvenuti in italia e questo è assolutamente inaccettabile.
Mi sento assolutamente di difendere google in questa battaglia ma questa solidarietà deve essere ricambiata.
Credo francamente che la sentenza ai danni di Google sia equiparabile ad una sentenza ai danni dell'ANAS per un uccisione in una strada statale.
Non è che se uno costruisce o ha in gestione una strada è responsabile anche di come le persone la utilizzano...
Mi sembra che stiamo proprio toccando il fondo: un'altra figuraccia...
Praticamente senza senso.
@LordMax no, mi spaice contraddirti, molto spesso non ce l'hanno
@LordMax Opera è close, Google è OPENSOURCE. che ti dobbiamo fare un disegnino?
@joggler
+ 1 a tutto
dalla ML: credo abbia ragione il giudice Cajani quindi potremo fare una class
action contro Telecom, FIAT, tutti gli armaioli, i supermercati che
vendono coltelli da cucina e perfino il ginecologo che ha permesso
venga alla luce qualsiasi delinquente.
:D
@lilo google non è opensource.
Molti prodotti sono close e altri sono free software ma non mi risulta nulla di opensource ...
massima solidarietà a voi cari amici di google.. nn ho parole per descrivere questo precedente assurdo per il nostro già collassato paese...
La vostra politica per quanto riguarda Internet rispechcia esattamente ciò che penso io e quasi il 100% di tutto il popolo di internet. Chi accusa google solo perché offre un servizio di upload video è solo un'ignorante che vuole il male di internet. In questo modo nn si fa altro che spingere google a bloccare per sempre un servizio così bello e interessante, mentre chi ha commesso davvero quei fatti non si è per nulla reso conto dello schifo che ha fatto a quel povero ragazzo. E nn è nemmeno bastato che google collaborasse con le autorità.. nn ho parole...
forza google siete i migliori!
i vostri dirigenti hanno tutto il mio sostegno morale.
e' una decisione scandalosa
Assurdo!! Spero che il tutto si risolva in meglio, mi dispiace ma purtroppo questo è il paese dei dinosauri...
@Stefano Quintarelli
I fatti sono noti, quale informazione ti manca?
Se non ritieni assurda la faccenda,
che ne dici se stanotte vengo sul tuo blog a pubblicare dati sensibili di un mio amico e a offenderlo, e poi lui ti denuncia perché, anche se poi hai rimosso il contenuto, per qualche ora è rimasto online?
I nostri amministratori si vantano di essere europeisti, in realtà sono solo euroisti, sostenitori dell'euro, non dell'Europa, tant'è che continuiamo, noi contribuenti, a pagare contravvenzioni comminateci dall'Europa, dovremmo attendere le motivazioni della sentenza ma già così si profila all'orizzonte un'altra condanna per violazione della Direttiva sul commercio elettronico 2000/31/CE, fedelmente implementata in Italia dal d.lgs 70/2003, che sancisono molto chiaramente la proibizione per gli Stati Membri di imporre agli intermediari un obbligo generale di sorveglianza sui contenuti immessi dagli utenti:
Articolo 14
“Hosting”
1. Gli Stati membri provvedono affinché, nella prestazione di un servizio della società dell’informazione consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non sia responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore:
a) non sia effettivamente al corrente del fatto che l’attività o l’informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l’illegalità dell’attività o dell’informazione, o
b) non appena al corrente di tali fatti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso.
2. Il paragrafo 1 non si applica se il destinatario del servizio agisce sotto l’autorità o il controllo del prestatore.
3. Il presente articolo lascia impregiudicata la possibilità, per un organo giurisdizionale o un’autorità amministrativa, in conformità agli ordinamenti giuridici degli Stati membri, di esigere che il prestatore ponga fine ad una violazione o la impedisca nonché la possibilità, per gli Stati membri, di definire procedure per la rimozione delle informazioni o la disabilitazione dell’accesso alle medesime.
Articolo 15
Assenza dell’obbligo generale di sorveglianza
1. Nella prestazione dei servizi di cui agli articoli 12, 13 e 14, gli Stati membri non impongono ai prestatori un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano né un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.
2. Gli Stati membri possono stabilire che i prestatori di servizi della società dell’informazione siano tenuti ad informare senza indugio la pubblica autorità competente di presunte attività o informazioni illecite dei destinatari dei loro servizi o a comunicare alle autorità competenti, a loro richiesta, informazioni che consentano l’identificazione dei destinatari dei loro servizi con cui hanno accordi di memorizzazione dei dati.
Ma sii... c'è l'appello... la cassazione... ci sono un sacco di soldi da spendere... Google li ha... perchè non sparare una sentenza assurda? tanto se la vedranno i gradi superiori.
Credo chi abbia deciso per questa sentenza abbia mancato di "visone di insieme", ma chissenefrega... un po di soldi in più nelle casse dell'assurdo sistema giudiziario italiano non faranno male.
Il procuratore Castelli ha denunciato questo sistema malato, di recente, con straordinaria franchezza ed obiettività.. ma....
Saluti a tutti!
Chi utilizza Facebook se vuole fare un gruppo può fare il gruppo "o scagionate google od oscurate facebook", con tutto quello che ci gira.
Forse chi utilizza facebook non lo fa, quasi quasi lo faccio io che non me ne faccio niente...
Ciao,
Yuri
Premesso che non conosco il contenuto del video, sò perfettamente che Google ha un profitto giornaliero di fantastiliardi ed un potere economico e politico che aumenta esponenzialmente giorno dopo giorno. Di conseguenza ritengo più che giusta la condanna. E' doveroso stabilire un organismo al suo interno che vigili sui contenuti pubblicati, non per filtrare la democrazia o le verità, ma per evitare che la feccia propaghi i suoi messaggi attraverso il web.
terribile!! Il mio paese sta veramente commettendo suicidio culturale.
Sono con voi!
Un post relativo all'argomento:
http://www.raffaelepizzari.com/2010/02/come-rimanere-un-paese-arretrato.html
Questo paese è una vergogna.
sicuramente la base di partenza deve essere un uso più responsabile da parte di tutti della rete, bisogna far capire ai naviganti che la rete web non è uno spazio chiuso tra amici estraneo alle regole giuridiche e non, anzi proprio per le sue caratteristiche e la sua portata deve rispettarle cn maggior rigore. In molti pubblicano video, foto o rilasciamo commenti,talvota poco "corretti", senza pensare che sono tutti comportamenti illeciti, quindi certamente biosgna lasciare spazio al principio di libertà ma nel rispetto della legalità.
In secondo luogo, con riferimento alla sentenza, la trovo veramente "scandalosa", consentitemi il termine, la responsabilità della pubblicazione di quei video non può che essere di chi l'ha caricato sul server e degli autori, il principio della personalità o responsabilità penale lo impone(vd. art.27 Cost.).
Ritenere responsabili i gestori dei server crea una precedente pericolosissimo, contrario alla stesso funzionamento del sistema internet, in quanto affermando una responsabilità di questo tipo imponiamo un filtraggio di tutti i contenuti ex-ante, che sicuramente non è pensabile nel mondo odierno.
Potrà sussistere,a mio avviso,una responsabilità delle società, solo se la violazione è commessa da questa per sua utilità o non si è attivata a seguito di segnalazioni per riparare le situazioni illecite. Ricordandoci inoltre che vi è un rapporto contrattuale tra "internauti" e società di gestione, che prevede proprio la regolamnetazione del servizo.
correggo :
" ...In molti pubblicano video, foto o rilasciano commenti,talvota poco "corretti", senza pensare che possono essere tutti comportamenti illeciti, quindi certamente biosgna lasciare spazio al principio di libertà ma nel rispetto della legalità."
e aggiungo quest'esempio tratto dal quotidiano "la stampa" :
La pretesa dell’accusa, che Google si doti di un sistema di filtraggio automatico dei filmati (di fatto una forma di censura) che vengono immessi in rete, in quanto sarebbe necessario che Google acquisisse il consenso del terzo soggetto ripreso prima della sua immissione in Rete, in pieno contrasto con la giurisprudenza italiana ed europea e il Garante della privacy, è del tutto analoga alla pretesa di un magistrato che volesse incriminare la società autostradale per mancato controllo del possesso della patente da parte degli utenti, all’atto della loro immissione nel percorso. (cit.)
Che dire una sentenza scandalosa! Ragazzi voi che avete i mezzi battetevi per la libertà del web. Chi vi scrive stà passando una situazione analoga in qualità di moderatore di un forum. Sicuramente questa sentenza non è di aiuto ma confido nella vostra volontà battagliera, sperando che almeno il vostro pool di avvocati riesca a riportare giustizia e verità contro i pregiudizi e l'ignoranza di certi togati!
Vorrei segnalarvi questo articolo:
http://carlobertani.blogspot.com/2010/02/quando-la-melma-arriva-alle-labbra.html
dove ho cercato di "carpire" alcuni retroscena dell'assurda decisione.
Saluti
Carlo Bertani
Benvenuti in Italia, il paese dove la corruzione e le discriminazioni regnano sovrane!
Da ALVISE.
Egregio Quintarelli, gli esempi che lei fa potrebbero essere giusti, però c'è un problema, e lei saprà sicuramente cosa starò per dirle.O riteniamo la rete, con tutti gli annessi, anarchica, o democratica, per cui deve essere lasciato tutto libero, a parte le responsabilità di chi commette atti criminosi, e perciò colpiti, oppure dobbiamo fare a meno di trovare nella rete quello che dai media tradizionali non si saprà mai, e quì gli esempi si sprecherebbero.Non dico che il video di quel ragazzino autistico debba passare in cavalleria, chi l'ha pubblicato deve essere colpito, ma non certo chi da un servizio.Mi scusi, se in una oreficeria entra un rapinatore e uccide un cliente, il titolare deve essere denunciato perchè il locale è suo?Se succedessse questo stia sicuro che negozi di oreficeria non ce ne sarebbero (il che non sarebbe poi un gran danno).Diverso è se invece ci fosse una legge che preveda tutte le precauzioni nelle modalità da decidere, quello sì, perchè nel caso un orefice non si attenesse alle precauzioni previste, allora è ovvio che la responsabilità ci sarebbe.Nel caso di google, c'è questo obbligo di monitoraggio?Se sì, allora i responbali debbono risponderne, se no (perchè la responsabilità è lasciata a chi commette reati), allora devonoessere gli inquirenti a cercarsi i colpevoli.Ecco, secondo me sono questi i punti in cui ci si dovrebbe mettere d'accordo, nero su bianco, altrimenti se ne fa tutto un fascio, perchè la magistratura non ci capisce un cavolo di web, e si fa un gran pasticcio.
mi VERGOGNO di essere italiano....
Un tema sul quale fare chiarezza, senza dubbio, quello delle responsabilità sui contenuti web pubblicati dagli utenti di un servizio. Si creasse un precedente non mi stupirei di un effetto domino, quanti altri video o contenuti simili (nel senso di post di blog, ad esempio) potrebbero esserci online?
Stiamo diventando sempre più cinesi. BigG Italia non mollare !
sono indignato per quel che accaduto
Si persegue il produttore del forno anziché la cuoca che ha bruciato l'arrosto.
La magistratura dovrebbe elogiare google che permette a questi deficienti di venire fuori e quindi di perseguirli.
Direi che quello che hanno detto Manuel e cassio nei due commenti precedenti riassumono quello che è il mio pensiero.
Sono schifato per quello che è successo. E' inammissibile punire senza motivo chi non ha fatto nulla, se non aver contribuito alla crecità e alla libertà di espressione nel web.
Come se ad un programma tv incriminassero un conduttore perché ha dato la parola a qualcuno che poi ha detto cose illegali....
Certo che più facile colpire Google!,non meno colpevoli quelli che Klikkano certi video 5000 utenti incredibile!> ed ancora più colpevoli gli amici di questi dementi che non denunciano certe situazioni subito e magari se la ridono divertiti!
Certo che più facile colpire Google!,non meno colpevoli quelli che Klikkano certi video 5000 utenti incredibile!> ed ancora più colpevoli gli amici di questi dementi che non denunciano certe situazioni subito e magari se la ridono divertiti!
La libertà non ha confini.
Credo che prima di dare giudizi affrettati bisognerebbe aspettare gli atti della sentenza con le motivazioni dettagliate.
Per chi non si occupa di legge, puo' sembrare assurdo, tuttavia bisogna uscire dall'emotivita' e cercare di capire i motivi, dopodiche' si esprimono le opinioni. Al momento non mi sembra che gli atti siano pubblici, aspettiamo e vediamo.
I condannati, come sappiamo dalle informazioni ufficiali, non erano minimamente coinvolti e sarebbe assurdo credere che i dipendenti di Google Italia avrebbero voluto lasciar spazio in internet alla offesa di una persona affetta dalla grave malattia. Se queste cose capitassero spesso capirei.. ma sembra che qualcuno intenzionalmente è interessato a ingrandire questo caso. Ogni utente è responsabile per quello che fa e se le pene fossero severe per questi veri delinquenti, nessuno oserebbe rifarlo. Propongo la condanna per le persone che intenzionalmente pubblicano il materiale di questo genere: 3 anni di carcere duro, scambiabili con 10 anni di lavori pubblici come assistente nei centri delle persone affette dalla sindrome di Down. A libera scelta del condannato. In fondo dobbiamo rieducarlo - si o no?
Di questa soluzione beneficierebbe anche il sistema giudiziario appesantito notevolmente dalle cause civili e penali che si potrebbero evitare.
Beneficierebbe tutto il paese, nel quale "regnerebbe" il rispetto per il prossimo e ordine generale, in quanto nessuno oserebbe violare leggi, essendo consapevole di una severa punizione che lo aspetta.
Ci vuole davvero tanto per capirlo in una democrazia fondata sul diritto...?
che dire anche se mi intendo poco di leggi e normative varie su editoria e media e' possibile anche anzi e' molto probabile che un magistrato applichi la legge in modo molto restrittivo e che quindi il libero arbitrio di qualcuno diventi una cattiva pubblicita' per tutti .
non vi e' nulla da stupirsi se non il dispiacere per i ragazzi inquisiti
La prima cosa che mi chiedo è: chissà quanti commenti sono stati scritti in questo post in modo libero, NON dettati da sudditanza psicologica verso il datore di lavoro Google AdSense. Credo pochi se si esclude il presente.
La seconda invece concerne il fatto che a Google è tutto dovuto, poichè è visto come un servizio sociale. Io invece credo che Google debba rispondere alla legge come ciascun proprietario di un sito web. In una risorsa web gestita da un privato, che è orientata all'user generated content, il gestore ne risponde qualora pubblichi un contenuto illegale caricato da terzi, perchè allora Google non dovrebbe risponderne alla stessa maniera di noi esseri comuni? Google è più bello?
La forza di Google sono i suoi lecchini Google Boys sempre pronti a difenderlo, e per cosa per un tozzo di pane AdSense, non aggiungo altro perchè la cosa mi fa vomitare.
Anonimo, mi fai proprio una tristezza ...
non so glia altri ma io non ho adsense su nessun mio blog ;)
"Io invece credo che Google debba rispondere alla legge come ciascun proprietario di un sito web. In una risorsa web gestita da un privato, che è orientata all'user generated content, il gestore ne risponde qualora pubblichi un contenuto illegale caricato da terzi"
Tu credi qualcosa che non sta ne in cielo ne in terra. Esiste una legge comunitaria (della comunità europea) che vieta agli stati membri di esigere quello che tu credi. Nessuno è responsabile per i contenuti caricati dagli utenti fino a quando li rimuove velocemente in seguito ad una segnalazione. Google ha rimosso velocemente il video incriminato ...
Se riesci adesso fai 1+1 ...
Trovo che la decisione sia assurda, ma sono certo che la sentenza non avrà un seguito nei successivi appelli.
Però una cosa la devo far notare... Da repubblica pochi giorni dopo la sentenza ho appreso che è stato firmato un accordo tra Google e lo stato italiano, rappresentato in tale occasione dal ministro Brunetta, in merito all'indicizzazione dei siti web della pubblica amministrazione.
Ora mi domando: PERCHE'?
Perché Google mette il profitto (perché sebbene la collaborazione non sia a titolo oneroso, Google trae un enorme vantaggio da ciò) davanti all'incriminazione di 4 suoi dipendenti?
Perché Google non si è rifiutata di offrire i propri servizi ad uno stato che chiede aiuto per il lato buono della medaglia e ti condanna per l'altro?
Elegantemente si sarebbe potuto rispondere che non è pensabile desiderare una collaborazione riguardo all'utilizzo di alcuni strumenti, che sono semplicemente uno degli aspetti di una realtà più grande, che l'italia però non è disposta ad accettare completamente.
Scusate se mi ripeto ma: perchè questo non è stato fatto??
Per quanto riguarda la decisione del giudice, la verità è che siamo in mano a giornalisti di scarso valore e con interessi più grandi di quelli che dovrebbero competergli per la professione che svolgono. di questo la colpa è solamente nostra!
Siamo in mano a testate giornalistiche intere che possono decidere cosa è importante e cosa no, che costruiscono un caso nazionale intorno a fatti di sommaria importanza, ma che loro hanno deciso debbano diventare l'argomento della settimana o del mese, perché così si fanno gli ascolti.
Questo ha ovviamente delle conseguenze e quando un argomento acquisisce troppa importanza si fomentano gli animi delle persone, che sono disposte a tollerare e in molti casi supportare leggi, provvedimenti e decisioni prese dai politici di turno, che magari in altre occasioni non avrebbero sostenuto.
Pensateci, è stato così per i rumeni che stuprano e uccidono a destra e a manca (pacchetto sicurezza), per i pirati della strada e della guida in stato di ebrezza (patente a punti, inasprimento delle sanzioni, limitazioni alla guida di notte e sanzioni aumentate), per la crisi economica (stendiamo un velo pietoso) e così per tanti altri argomenti.
Questo è il modello subdolo per la manipolazione delle persone attraverso l'informazione. Questo è il motivo per il quale molti hanno paura del fatto che l'informazione sia in gran parte in mano ad una persona sola, chiunque essa sia, di qualsiasi orientamento politico e di qualsiasi levatura sociale.
In questo marasma è toccato al bullismo e ci è finita di mezzo anche Google, per un fatto che in un altro momento sarebbe stato considerato "di normale amministrazione"...
ma perché ora siamo tutti stupiti?
ma chi li guarda i nostri tg? chi compra i nostri giornali? volete davvero dare la colpa alla classe dirigente per questo?
Se volete davvero fare qualcosa, non aprite un gruppo su facebook, non gridate all'ingiustizia. Cominciate invece a non comprare il giornale e a non vedere i telegiornali (o magari tutta la televisione), allora si che potrete dire che state facendo qualcosa, o almeno che voi non siete complici di questo sistema perverso.
Se questo vi pesa troppo, allora continuate pure a lamentarvi dell'italia su questo blog o dove volete, siete dei chiacchieroni e questo paese è ciò che meritate.
Avete ragione, è come se quando qualcuno scrive qualcosa di offensivo su un muro andassero ad arrestare il padrone dell'edificio, che senso ha?
Mi sembra che si continuino a fare esempi non pertinenti. Perchè non paragoniamo Youtube alla concessione di una piccola emittente televisiva privata? Se da questa concessione nascesse una Tv dalla quale ignoti terroristi fanno propaganda ed organizzano attività cosa direste del concessionario che una volta avvisato non provvedesse alla chiusura?
Facciamo esempi più calzanti se vogliamo fare discussioni sensate. Altrimenti tenetevi i due blocchi contrapposti censura/no censura con tutto quel che ne consegue.
Veramente ASSURDO! Che paese di m****...
http://www.thegadgee.it/
purtroppo ci sono leggi poco aggiornate che un giudice non può ignorare.. Quando i nostri legislatori pensano a legiferare su internet al massimo immaginano di far chiudere i gruppi politici di facebook.. poco importa se ancora tutte le altre questioni di internet vengono regolate tramite leggi antiquate..
La normativa europea è molto avanzata e fatta discretamente bene. Se i provider fanno i furbetti però poi è inutile gridare allo scandalo.Non so se augurare a qualcuno dei "duri e puri" di trovarsi nella spiacevole situazione di voler far rimuovere un contenuto inappropriato che li riguarda. Potrebbero avere cattive sorprese e veder vacillare la loro fede...
@ EDO
alla faccia che non hai gli AdSense sui tuoi siti, che para che sei
Poi non hai capito ciò che ho scritto, probabilmente a scuola eri su google images senza filtri, a me vien da pensare
eh ?
a parte che mi viene difficile capire a cosa ti riferisci visto che non so quale anonimo tu sia ...
avevo provato adsense su uno dei miei blog ma più di un anno fa, da allora non ho più adsense su nessun mio sito ...
Mi risulta che in giro vi siano numerosissime storie di siti ed individui "misteriosamente" bannati da Adsense. Ora che Google abbia tutto il diritto di disporre delle sue risorse come meglio crede sono d'accordo, ma che le persone bannate non abbiano il diritto ad una spiegazione seria piuttosto che ai soliti messaggi da bots vari o presunti invece mi lascia allibito. Non è questa un'altra dimostrazione di un cattivo customer care, che poi si può tradurre in vertenze e quant'altro?
@Anonimo:
Io non uso AdSense, ma comunque per lavoro faccio un uso intensivo degli strumenti di google (da calendar a webmaster tools).
Parlo bene e male di google a seconda di quello che penso, ma per questo non sono mai stato bannato.
Inoltre molte persone che conosco sono state penalizzate/bannate/rimosse dai servizi, per motivi solitamente seri e sono stati praticamente tutti avvisati via mail di quello che stava succedendo.
Secondo me non si tratta di un cattivo customer care, ma solo di un numero di dipendenti migliaia di volte inferiori al numero di clienti, per cui non è sempre possibile rintracciare tutti personalmente con milioni di utenti e mi stupisco che qualcuno lo pretenda.
Prova il customer service di sky, dove il rapporto è uno ad uno, gli operatori sono sempre nervosi e per la stragrande maggioranza altamente incompetenti. quello si che è un cattivo servizio!
ma c'è una bella differenza... ;)
Caro Luca condivido gran parte di ciò che dici ma per esperienza diretta con un altro "gigante" della rete, ossia Facebook che invece (nonostante non sia immune da critiche) è molto più raggiungibile ed attento alle lamentele degli utenti posso affermare che Google ha bisogno di rivedere il suo rapporto con gli "utilizzatori" e non basta un blog con aria di "familiarità", A CUI PERO' SE SI SCRIVE IN PRIVATO NON SI HA RISPOSTA per far questo...
Beh io so che google mi ha rubato 80 dollari con la storia adsense..quindi per me può pure chiudere..la rete va avanti lostessoo
Sono un praticante Avvocato.
Ho letto le 111 pagine della sentenza n. 1972/2010 del 24.02.2010 [n. 14667/08 Reg. Gen. Trib. - n. 47061/06 N.R.Mod.21(P.M.)] del Giudice dott. Oscar MAGI. Tutte.
Devo dire che anch'io, inizialmente, quando non avevo ancora le "carte" in mano, mi ero subito schierato a favore della libertà in ogni sua forma (stampa, comunicazione, internet, e qualsivoglia canale o modo della sua espressione) e tale rimango ancora oggi, MA, ma... oggi non posso non aggiungere, come giurista, che ad essa libertà non si possono non mettere dei "paletti".
Come ogni ordinamento giuridico insegna, la libertà di ciascuno conosce almeno un limite fondamentale, quello che coincide con l'inizio della libertà altrui.
Senza addentrarmi nei dettagli di questa triste vicenda, devo purtroppo constatare che in questo caso quel limite è stato valicato, non importa e non spetta a me o a noi stabilire in che misura (lo ha fatto l'ottimo giudice di Milano).
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E' senz'altro un tema complesso che necessità di un rapido intervento da parte di Google, da una parte, per le sue regole interne di funzionamento, e, se necessario, del Legislatore italiano (in realtà, europeo, visto l'ambito) per una eventuale disciplina ad hoc, qualora non fosse sufficiente quella attuale mediante interpretazione o analogia.
E' comprensibile come al cittadino comune possa sembrar strano il coinvolgimento dei dirigenti di Google ritenuto esistente dal Tribunale di Milano, ma questo mette in luce la delicatezza di questa forma di comunicazione che nel suo punto di forza (l'immediatezza nel giungere a destinazione verso una platea immensa a costo bassissimo) trova anche il suo punto di debolezza: il CONTROLLO del flusso di informazioni, problematico in forza della sua rapidità, genuinità e immediatezza, appunto.
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Da un punto di vista umano esprimo solidarietà con la dirigenza Google poiché appare chiaro che gli stessi non avessero certo intenzione di compiere volontariamente quanto è accaduto (credo che cio' non sia mai venuto in mente a nessuno!), tuttavia, vista la delicatezza del bene giuridico protetto, e la particolare disciplina posta a sua tutela, anche un comportamento "omissivo" assume quella rilevanza che il Tribunale di Milano ha evidenziato e sanzionato.
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Rimanendo un forte sostenitore della LIBERTA' di comunicazione in ogni sua forma, auguro a Google di riuscire a risolvere questa vicenda nel modo migliore possibile con la "raccomandazione" (in qualità suo utente appassionato!) di dotarsi di meccanismi che facciano sì che fenomeni simili non abbiano più ad accadere (pur conscio della difficoltà del caso).
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Non da ultimo, comunque, esprimo la massima solidarietà alla famiglia del ragazzo “down” nonché a tutti coloro che si fossero sentiti offesi dall’accaduto. A prescindere dall’offensività del fatto in relazione alle persone down, comunque, va sottolineato come l’accaduto fosse comunque inaccettabile e assurdo nei confronti di una qualsiasi persona; l’occasione che si trattasse di un “down” rappresenta una triste quanto grave aggravante.
Grazie e buona giornata a tutti!
Si è parlato molto prima della pubblicazione delle motivazioni e si erano ipotizzate teorie abbastanza attinenti alla nostra legislazione, la pubblicazione è di fatto una assoluta delusione. Le motivazioni sostanzialmente imputano a Google una mancata evidenziazione della policy e poi asseriscono che ad una dodicenne non avrebbero comunque impedito di commettere il reato allora? Che valore ha una sentenza che è solo paternalistica e priva di qualsiasi fondamento giuridico? Forse che la sentenza più che a Google è rivolta ai genitori? Assurdo e puerile.
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